Servizio d'informazione | 26.04.2017


Santo Padre Santo Padre | 26.04.2017

Messaggio del Santo Padre Francesco per la 51ma giornatta mondialle della communicazioni sociali - 2017


Santo Padre Santo Padre | 26.04.2017

Messaggio del Santo Padre

Messaggio del Santo Padre Francesco per la 51ma giornatta mondialle della communicazioni sociali - 2017

«Non temere, perché io sono con te» (Is 43,5). Comunicare speranza e fiducia nel nostro tempo

   

L’accesso ai mezzi di comunicazione, grazie allo sviluppo tecnologico, è tale che moltissimisoggetti hanno la possibilità di condividere istantaneamente le notizie e diffonderle in modocapillare. Queste notizie possono essere belle o brutte, vere o false. Già i nostri antichi padri nellafede parlavano della mente umana come di una macina da mulino che, mossa dall’acqua, non puòessere fermata. Chi è incaricato del mulino, però, ha la possibilità di decidere se macinarvi grano ozizzania. La mente dell’uomo è sempre in azione e non può cessare di “macinare” ciò che riceve,ma sta a noi decidere quale materiale fornire (cfr Cassiano il Romano, Lettera a LeonzioIgumeno).

Vorrei che questo messaggio potesse raggiungere e incoraggiare tutti coloro che, sia nell’ambitoprofessionale sia nelle relazioni personali, ogni giorno “macinano” tante informazioni per offrire unpane fragrante e buono a coloro che si alimentano dei frutti della loro comunicazione. Vorreiesortare tutti ad una comunicazione costruttiva che, nel rifiutare i pregiudizi verso l’altro, favoriscauna cultura dell’incontro, grazie alla quale si possa imparare a guardare la realtà con consapevolefiducia.

Credo ci sia bisogno di spezzare il circolo vizioso dell’angoscia e arginare la spirale della paura,frutto dell’abitudine a fissare l’attenzione sulle “cattive notizie” (guerre, terrorismo, scandali e ognitipo di fallimento nelle vicende umane). Certo, non si tratta di promuovere una disinformazione incui sarebbe ignorato il dramma della sofferenza, né di scadere in un ottimismo ingenuo che non silascia toccare dallo scandalo del male. Vorrei, al contrario, che tutti cercassimo di oltrepassarequel sentimento di malumore e di rassegnazione che spesso ci afferra, gettandoci nell’apatia,ingenerando paure o l’impressione che al male non si possa porre limite. Del resto, in un sistemacomunicativo dove vale la logica che una buona notizia non fa presa e dunque non è una notizia, edove il dramma del dolore e il mistero del male vengono facilmente spettacolarizzati, si può esseretentati di anestetizzare la coscienza o di scivolare nella disperazione.

Vorrei dunque offrire un contributo alla ricerca di uno stile comunicativo aperto e creativo, che nonsia mai disposto a concedere al male un ruolo da protagonista, ma cerchi di mettere in luce lepossibili soluzioni, ispirando un approccio propositivo e responsabile nelle persone a cui sicomunica la notizia. Vorrei invitare tutti a offrire agli uomini e alle donne del nostro temponarrazioni contrassegnate dalla logica della “buona notizia”.

La buona notizia

La vita dell’uomo non è solo una cronaca asettica di avvenimenti, ma è storia, una storia cheattende di essere raccontata attraverso la scelta di una chiave interpretativa in grado diselezionare e raccogliere i dati più importanti. La realtà, in sé stessa, non ha un significato univoco.Tutto dipende dallo sguardo con cui viene colta, dagli “occhiali” con cui scegliamo di guardarla:cambiando le lenti, anche la realtà appare diversa. Da dove dunque possiamo partire per leggerela realtà con “occhiali” giusti?

Per noi cristiani, l’occhiale adeguato per decifrare la realtà non può che essere quello della buonanotizia, a partire da la Buona Notizia per eccellenza: il «Vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio» (Mc1,1). Con queste parole l’evangelista Marco inizia il suo racconto, con l’annuncio della “buonanotizia” che ha a che fare con Gesù, ma più che essere un’informazione su Gesù, è piuttosto labuona notizia che è Gesù stesso. Leggendo le pagine del Vangelo si scopre, infatti, che il titolodell’opera corrisponde al suo contenuto e, soprattutto, che questo contenuto è la persona stessa diGesù.

Questa buona notizia che è Gesù stesso non è buona perché priva di sofferenza, ma perchéanche la sofferenza è vissuta in un quadro più ampio, parte integrante del suo amore per il Padre eper l’umanità. In Cristo, Dio si è reso solidale con ogni situazione umana, rivelandoci che nonsiamo soli perché abbiamo un Padre che mai può dimenticare i suoi figli. «Non temere, perché iosono con te» (Is 43,5): è la parola consolante di un Dio che da sempre si coinvolge nella storia delsuo popolo. Nel suo Figlio amato, questa promessa di Dio – “sono con te” – arriva ad assumeretutta la nostra debolezza fino a morire della nostra morte. In Lui anche le tenebre e la mortediventano luogo di comunione con la Luce e la Vita. Nasce così una speranza, accessibile achiunque, proprio nel luogo in cui la vita conosce l’amarezza del fallimento. Si tratta di unasperanza che non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori (cfr Rm 5,5) e fagermogliare la vita nuova come la pianta cresce dal seme caduto. In questa luce ogni nuovodramma che accade nella storia del mondo diventa anche scenario di una possibile buona notizia,dal momento che l’amore riesce sempre a trovare la strada della prossimità e a suscitare cuoricapaci di commuoversi, volti capaci di non abbattersi, mani pronte a costruire.

La fiducia nel seme del regno

Per iniziare i suoi discepoli e le folle a questa mentalità evangelica e consegnare loro i giusti“occhiali” con cui accostarsi alla logica dell’amore che muore e risorge, Gesù faceva ricorso alleparabole, nelle quali il Regno di Dio è spesso paragonato al seme, che sprigiona la sua forza vitaleproprio quando muore nella terra (cfr Mc 4,1-34). Ricorrere a immagini e metafore per comunicarela potenza umile del Regno non è un modo per ridurne l’importanza e l’urgenza, ma la formamisericordiosa che lascia all’ascoltatore lo “spazio” di libertà per accoglierla e riferirla anche a séstesso. Inoltre, è la via privilegiata per esprimere l’immensa dignità del mistero pasquale, lasciandoche siano le immagini – più che i concetti – a comunicare la paradossale bellezza della vita nuovain Cristo, dove le ostilità e la croce non vanificano ma realizzano la salvezza di Dio, dove ladebolezza è più forte di ogni potenza umana, dove il fallimento può essere il preludio del piùgrande compimento di ogni cosa nell’amore. Proprio così, infatti, matura e si approfondisce lasperanza del Regno di Dio: «Come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte odi giorno, il seme germoglia e cresce» (Mc 4,26-27).

Il Regno di Dio è già in mezzo a noi, come un seme nascosto allo sguardo superficiale e la cuicrescita avviene nel silenzio. Chi ha occhi resi limpidi dallo Spirito Santo riesce a vederlogermogliare e non si lascia rubare la gioia del Regno a causa della zizzania sempre presente.

Gli orizzonti dello Spirito

La speranza fondata sulla buona notizia che è Gesù ci fa alzare lo sguardo e ci spinge acontemplarlo nella cornice liturgica della festa dell’Ascensione. Mentre sembra che il Signore siallontani da noi, in realtà si allargano gli orizzonti della speranza. Infatti, ogni uomo e ogni donna,in Cristo, che eleva la nostra umanità fino al Cielo, può avere piena libertà di «entrare nel santuarioper mezzo del sangue di Gesù, via nuova e vivente che egli ha inaugurato per noi attraverso ilvelo, cioè la sua carne» (Eb 10,19-20). Attraverso «la forza dello Spirito Santo» possiamo essere«testimoni» e comunicatori di un’umanità nuova, redenta, «fino ai confini della terra» (cfr At 1,7-8).

La fiducia nel seme del Regno di Dio e nella logica della Pasqua non può che plasmare anche ilnostro modo di comunicare. Tale fiducia che ci rende capaci di operare – nelle molteplici forme incui la comunicazione oggi avviene – con la persuasione che è possibile scorgere e illuminare labuona notizia presente nella realtà di ogni storia e nel volto di ogni persona.

Chi, con fede, si lascia guidare dallo Spirito Santo diventa capace di discernere in ogniavvenimento ciò che accade tra Dio e l’umanità, riconoscendo come Egli stesso, nello scenariodrammatico di questo mondo, stia componendo la trama di una storia di salvezza. Il filo con cui sitesse questa storia sacra è la speranza e il suo tessitore non è altri che lo Spirito Consolatore. Lasperanza è la più umile delle virtù, perché rimane nascosta nelle pieghe della vita, ma è simile allievito che fa fermentare tutta la pasta. Noi la alimentiamo leggendo sempre di nuovo la BuonaNotizia, quel Vangelo che è stato “ristampato” in tantissime edizioni nelle vite dei santi, uomini edonne diventati icone dell’amore di Dio. Anche oggi è lo Spirito a seminare in noi il desiderio delRegno, attraverso tanti “canali” viventi, attraverso le persone che si lasciano condurre dalla BuonaNotizia in mezzo al dramma della storia, e sono come dei fari nel buio di questo mondo, cheilluminano la rotta e aprono sentieri nuovi di fiducia e speranza.

 

Dal Vaticano, 24 gennaio 2017

Francesco

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