La comunicazione genera prossimità o distanza

Messaggio del vescovo incaricato per i media

Ai parroci del Ticino

Lugano, 4 aprile 2016

La comunicazione genera prossimità o distanza, ossia tocca la questione del prossimo, vicino o lontano … secondo il messaggio del Santo Padre Francesco per la 50ma Giornata mondiale delle Comunicazioni Sociali

Sempre più spesso coloro che non vediamo sono proprio coloro con cui comunichiamo. Sempre più spesso coloro che vediamo sono coloro che ignoriamo… L’interlocutore  invisibile può dunque indurmi a trascurare l’altra persona ben visibile!

Papa Francesco avverte: «Non è la tecnologia che determina se la comunicazione è autentica o meno, ma il cuore dell’uomo e la sua capacità di usare bene i mezzi a sua disposizione.» E aggiunge: «La comunicazione, i suoi luoghi e i suoi strumenti hanno comportato un ampliamento di orizzonti per tante persone. Questo è un dono di Dio, ed è anche una grande responsabilità. Mi piace definire questo potere della comunicazione come «prossimità». L’incontro tra la comunicazione e la misericordia è fecondo nella misura in cui genera una prossimità che si prende cura, conforta, guarisce, accompagna e fa festa.»

Sì, essere misericordiosi nell’usare i moderni mezzi di comunicazione sociale significa voler sentirsi vicini nonostante la distanza che talvolta può essere molto grande, ossia voler e poter sentirsi vicini senza mai dimenticare tutti coloro che sono vicini, molto vicini. Per non cadere in contraddizione, devo controllare il mio comportamento nei confronti di coloro che vedo come pure di coloro che non vedo. Questo ci ricorda le parole di San Giovanni: «Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede.» (1 Gv 4:20).

Inoltre il Papa richiama la nostra attenzione sul fatto che essere misericordiosi nell’usare i mezzi di comunicazione sociale significa anche prestare, come credente, una bella e costante attenzione nei confronti di ogni non credente o esitante: «In un mondo diviso, frammentato, polarizzato, comunicare con misericordia significa contribuire alla buona, libera e solidale prossimità tra i figli di Dio e fratelli in umanità.»  Poiché l’altro così diffferente può sempre essere anche colui che è vicino che vede e ascolta. Basti pensare alle mail, agli sms o ad altri messaggi whatsapp che abbiamo inviato inavvertitamente a un altro indirizzo… Questa vasta rete di comunicazione «online» proibisce d’ora in poi l’uso di un linguaggio che mi permetterei di adottare solamente all’interno della cerchia ristretta di esperti. Si tratta forse di una nuova sfida di portata davvero evangelica: «Ciò che tu dici a bassa voce devi anche essere in grado di dirlo ad alta voce.» Oggi più che mai, ogni comunicazione comporta il rischio di ferire, ma offre soprattutto l’opportunità di evangelizzare.

Sì, il Papa ci parla di Dio perché rimaniamo connessi con il nostro prossimo, vicino o lontano. Con misericordia. Sempre.

Mons. Alain de Raemy
responsabile per la CVS della Commissione per la comunicazione e i media

In questo invio trovate:
• Materiale informativo e liturgico
• Volantini per il premio «good-news» 2016
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